Quando la batteria è scarica e continui a ignorare le notifiche
Oggi ti faccio una domanda scomoda.
Una di quelle che spesso evitiamo perché la risposta, in fondo, la conosciamo già, ma non la vogliamo guardare.
Ma forse oggi è il momento di farlo davvero.
Se in questo momento fossi come un telefono o un computer,
a che livello sarebbe la tua batteria?
Piena, sufficiente, in riserva… o già in modalità risparmio energetico?
E soprattutto:
sai riconoscere le notifiche del tuo sistema quando ti avvisano che la batteria è scarica?
Le ascolti, oppure le silenzi e vai avanti lo stesso?
Perché anche il nostro corpo, le nostre emozioni, la nostra mente inviano costantemente segnali su come stiamo, ma il problema è che spesso non li vogliamo ascoltare e con il tempo impariamo a ignorarli.
E se non fossi stanca/o perché “è normale esserlo”,
ma perché stai vivendo da troppo tempo con la batteria scarica, continuando a funzionare come se nulla fosse?

Quando “funzionare” e essere efficaci diventa la normalità, e smetti di ascoltarti davvero.
Voler essere efficaci, raggiungere obiettivi, portare a termine ciò che è importante non è sbagliato.
Anzi, è spesso segno di responsabilità, competenza, desiderio di realizzazione. Il punto non è l’obiettivo in sé. Il punto è come lo si persegue.
Quando l’obiettivo diventa un fine a se stesso
e la persona lo strumento al servizio dell’obiettivo,
vale la pena fermarsi e chiedersi se, lungo la strada, non si sia perso qualcosa di essenziale.
Perché se per “funzionare” devo disconnettermi da me stessa,
se l’efficacia richiede di silenziare ciò che sento,
se il risultato conta più della presenza,
allora forse sto andando avanti… ma non sto davvero vivendo.
Ed è proprio qui che “funzionare” smette di essere una risorsa e diventa una modalità automatica che consuma.
Magari non lo dici ad alta voce.
Magari lo giustifichi con frasi che suonano anche virtuose:
“È solo un periodo.”
“Devo stringere i denti.”
“Poi mi riposerò.”
E intanto vai avanti.
Ti svegli già in corsa, attraversi la giornata rispondendo a richieste, urgenze, aspettative,
arrivi a sera spenta…, e quando servirebbe lucidità emotiva, presenza, capacità di scegliere, non c’è più energia disponibile.
Eppure continui.
Come facciamo spesso con il telefono quando compare la notifica batteria al 10%:
abbassi la luminosità, chiudi qualche app, attivi la modalità risparmio… ma non ti fermi davvero a ricaricare.
Solo che, a differenza del telefono,
tu non puoi semplicemente cambiare batteria.

La stanchezza che non passa (e di cui si parla poco)
Nel mio lavoro incontro spesso persone che mi dicono:
“Non sto male abbastanza da fermarmi,
ma non sto bene abbastanza da vivere davvero.”
È una stanchezza difficile da spiegare oltre che da vivere.
Non si vede.
Non fa rumore.
Non manda in tilt tutto all’improvviso.
È come una batteria che si scarica lentamente, giorno dopo giorno, e che si scarica rapidamente.
All’inizio non ci fai caso, trovi mille motivi per giustificare la situazione passeggera.
Poi inizi a fare attenzione a non “sprecare energie”.
Infine vivi stabilmente in modalità risparmio, selezionando e rinunciando a tutto ciò che non è necessario.
La vita si riduce a casa-lavoro-doveri-divano.
Dal punto di vista psicologico e neurofisiologico, vivere a lungo sotto pressione significa mantenere il sistema nervoso in uno stato di allerta costante.
Il corpo fa ciò che sa fare meglio: si adatta, compensa, regge. Ma ogni adattamento ha un costo. E quel costo, col tempo, si manifesta.
Con meno lucidità emotiva.
Con più reattività o chiusura.
Con relazioni che diventano più tese.
Con scelte prese in automatico.
Con la sensazione di essere sempre “un passo indietro” rispetto a te stessa.
Inizia a sentirti, pigra, fragile, senza carattere, ma non è niente di tutto ciò: é energia che non viene più reintegrata in maniera adeguata.

Energia: una risorsa concreta, non un concetto astratto
Parliamo spesso di energia in modo vago, (e spesso esoterico) come se fosse qualcosa di impalpabile, al di fuori di noi.
In realtà l'energia è qualcosa di molto concreto e misurabile.
Energia è ciò che ti permette di:
essere presente
sentire senza essere travolta
comunicare con chiarezza
scegliere come rispondere, non solo come reagire
Quando la batteria è carica, riesci a guardare alle difficoltà senza sentirti sopraffatta/o o avere voglia di scappare, ma senti di avere risorse hai margine di manovra per affrontarle.
Quando la batteria è scarica, tutto pesa di più.
Anche ciò che sai fare diventa faticoso e privo di gioia.
Anche le relazioni si impoveriscono e restano aride.
Anche il presente diventa qualcosa da superare in fretta e da lasciarsi alle spalle, e smette di essere un "presente" un dono.
E qui incontriamo un altro grande fraintendimento della crescita personale:
l’idea che vivere nel qui e ora significhi ignorare il passato o non pensare al futuro.
In effetti il presente è l’unico momento in cui possiamo vivere, ma è anche l'unico momento in cui puoi ascoltare le "notifiche", che ti manda il tuo organismo, nella sua totalità.
È nel momento presente che puoi accorgerti che qualcosa sta chiedendo attenzione e decidere se continuare a consumare o iniziare a ricaricare.
Il "qui & ora" non è "stare nel flusso e aspettare che le cose succedano per ordine divino", dicendo a se stessi: "se questo capita è perché tutto ha un senso" .
Questo spesso parla di una visione psico-magica della vita e di un atteggiamento di pseudo-psicologia positiva, che può essere molto dannoso e mantenere in uno stato di sopravvivenza, in attesa di tempi migliori.
Stare nel "Qui&Ora" è invece essere presenti a se stessi e prendersi la responsabilità del proprio benessere: "aiutati che il ciel t'aiuta".

Quando “tenere duro” diventa una gabbia e una condanna
Resistere può essere necessario. Ci sono momenti in cui non si può fare altrimenti, purché siano delimitati nel tempo e adeguatamente equilibrati.
Il problema nasce quando resistere diventa l’unica modalità conosciuta.
Quando il recupero viene sempre rimandato.
Quando il riposo è un premio, non una base.
Quando ti preoccupi più di avere una power bank per il telefono che di proteggere la tua vera fonte di energia.
Prendersi cura della propria energia non è un lusso.
E non è egoismo.
È un atto di responsabilità verso di te
e verso la qualità delle relazioni che vivi.
Perché una persona scarica non comunica meglio,
non ama meglio, non sceglie meglio.
Fa quello che può. E spesso si colpevolizza anche per questo.
La mancanza di energia, finisce per rendere la vita grigia. Non porta solo all'apatia verso te stessa, ma crea distanza anche nelle tue relazioni.

Come prenderti cura della tua energia?
Non servono rivoluzioni, anzi azioni radicali possono portare l'illusione di un beneficio a corto termine, ma nel tempo possono essere controproducenti.
Servono invece scelte consapevoli, piccole ma costanti.
1. Riconosci le notifiche del tuo organismo prima che la batteria sia a zero
Stanchezza persistente,
irritabilità,
chiusura,
perdita di entusiasmo
non sono difetti da correggere, ma segnali da ascoltare, (e per facilitarti in questo ho creato una mappa dei segnali che puoi scaricare in fondo all'articolo)
2. Smetti di rimandare la ricarica a “quando avrò tempo o quando avrò finito questa cosa”
Piccolo spoiler: quel momento, spesso, non arriva mai.
Il tempo di ricarica di qualità deve essere parte integrante della tua vita, non un optional da inserire se resta del tempo.
3. Smetti di trattarti come una risorsa infinita
La tua energia va gestita, protetta, investita con intelligenza.
Come il tempo.
Come il denaro.
“E se fosse possibile vivere con più energia?”
Prova a immaginarlo, anche solo per un momento.

Come sarebbe la tua vita se:
non arrivassi sempre a fine giornata in riserva?
se avessi più spazio interno per sentire, scegliere, rispondere invece di reagire?
se le relazioni fossero meno faticose perché tu per prima non sei esausta?
Se la tua casa interiore fosse un luogo abitabile, e non solo un punto di passaggio tra un impegno e l’altro?
Riesci a immaginare di poter vivere in questo modo?
Come sarebbe se riuscissi a restare centrata anche nei periodi di pressione?
E se avere lucidità emotiva non fosse un lusso, ma una competenza allenabile?
E se prenderti cura della tua energia fosse il primo vero atto di libertà?
Com'è il tuo livello di energia?
Ho creato un questionario semplice e orientativo che ti aiuta a osservare come stai vivendo oggi, con quale livello di energia:
nel corpo,
nelle emozioni,
nelle scelte quotidiane.
Non è un test diagnostico.
Non serve a etichettarti.
Serve a portare consapevolezza, a riconoscere eventuali segnali di sovraccarico e a capire dove, forse, stai chiedendo troppo a te stessa/o senza accorgertene.
È uno strumento di auto-osservazione da usare con calma, come primo gesto concreto di cura e ascolto.
A volte non serve sapere subito cosa fare.
Serve iniziare da come sto.
Puoi richiederlo ora e scaricarlo gratuitamente
Forse, in questo momento, non sai ancora come fare.
Ed è normale.
Se fosse semplice, probabilmente lo avresti già fatto.
Ma il fatto che oggi tu non veda ancora la strada
non significa che quella strada non esista.
Prendersi cura della propria energia è qualcosa che si può imparare.
Con il giusto accompagnamento,
con strumenti adeguati,
con uno spazio sicuro in cui fermarsi, capire e sperimentare.
Per questo esistono percorsi di approfondimento come i moduli della Master Academy, (👉🏻 scopri il programma completo)
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