Autostima: tra miti e miraggi

Tutti parlano di autostima, ma ti sei mai fermata/o a chiederti che cosa sia davvero?
È qualcosa che “hai o non hai”?

È una specie di caratteristica magica con cui nasci, o un risultato da conquistare una volta per tutte?

Spesso questa parola viene usata in modo improprio:
per giustificare la mancanza di motivazione (“non ho abbastanza autostima”) o come un miraggio da inseguire (“quando avrò autostima, allora finalmente…”).

In questo primo articolo voglio mettere contenuto dentro questa parola:
smitizzare l’idea di autostima come etichetta
e spostare il focus da ciò che “dovresti essere”
a ciò che, giorno dopo giorno, crea davvero senso e valore nella tua vita.

Nel secondo articolo vedremo invece da dove nasce davvero l’autostima e come viverla in modo concreto.

Che cos’è, in pratica, l’autostima?

Prima di parlare di miti, serve un minimo di definizione.

In psicologia, l’autostima è il modo in cui valuti il tuo valore come persona, in generale.
Non riguarda solo “quanto sei brava/o in qualcosa”, ma il tuo sentire profondo rispetto a domande come:

“Io, come persona, valgo oppure no?”
“Mi considero degna di rispetto, anche quando sbaglio?”

Questa valutazione nasce da una storia intera:
le esperienze che hai vissuto, il modo in cui gli altri ti hanno trattata, le scelte che hai fatto, e soprattutto il dialogo interiore che hai con te stessa/o.

Proprio perché è un tema così ampio, è facile ridurlo a slogan come:

"Devi amarti di più"

"L'autostima è l'amore che hai di te stessa/o", che sembrano d’aiuto… e invece peggiorano le cose.

L' autostima è un concetto che racchiude il modo in cui valuti il tuo valore come persona, nel suo insieme:
non solo quanto ti senti capace in qualcosa, ma come rispondi, nel profondo, alla domanda:

Io, come persona, so riconoscere e sono consapevole delle mie risorse? Mi sento capace di metterle in campo per affrontare la quotidianità della mia vita?

Questa risposta non nasce per magia.
Nasce da una costellazione di esperienze, relazioni, scelte, emozioni che si accumulano nel tempo.

Ed è qui che i luoghi comuni rischiano di fare danni.

1. “Basta pensare positivo e amarsi di più”

È una frase che si sente ovunque, ma presa alla lettera può diventare pericolosa.

Da un lato è vero:

  • il modo in cui parli a te stessa conta,

  • la self-compassion – cioè riconoscere che puoi anche non essere perfetta senza per questo valere meno – è un fattore importante per il benessere.

Il problema nasce quando questo messaggio viene lanciato nel vuoto, senza considerare la storia della persona.

Se ti porti addosso anni di adattamento, giudizio o svalutazione, e magari stai attraversando un periodo difficile, sentirti dire “basta amarti di più” può essere vissuto in maniera distorta: “Ci provo… ma non ci riesco. Quindi sono io che sono sbagliata.”

Non è più un invito alla cura di te, diventa una nuova misura con cui giudicarti.

Qui entra in gioco il rischio di impotenza acquisita:
più ti sforzi di “pensare positivo” senza avere basi solide (risorse reali, sostegno, strumenti emotivi), più ti senti difettosa/o ogni volta che non funziona.

Non è che non ti impegni abbastanza.
È che il problema non si risolve con una frase, ma con una chiara consapevolezza di quali sono i tuoi pilastri interiori che reggono il senso della tua esistenza.

2. “La chiave dell'autostima è avere successo”

Altra idea molto diffusa:
quando avrai raggiunto certi traguardi — lavoro, soldi, riconoscimenti — “automaticamente” avrai autostima.

La realtà è che, se leghi il tuo valore solo a successo, performance e risultati, la tua autostima diventa:

  • alta quando tutto va bene,

  • bassissima ai primi errori, rallentamenti, critiche.

È come stare su una giostra: un giorno ti senti “forte e capace”, il giorno dopo – se qualcosa va storto – ti senti “un disastro”.

Questa non è autostima:
è dipendenza dallo status e dal rendimento.

In pratica, diventi ostaggio del risultato, e ogni volta che qualcosa va storto, la voce interna è spietata:

“Se fallisco, non valgo.”

3. “Devi solo essere te stessa ed amarti così come sei”

Suona bellissimo. Ma, anche qui, manca un pezzo.

Se “come sei” si è formato negli anni adattandoti agli altri, compiacendo, mettendo da parte i tuoi bisogni per paura di disturbare… allora “amarti così come sei” rischia di:

  • congelare proprio quelle dinamiche che ti fanno soffrire,

  • darti l’idea che non ci sia nulla da cambiare, solo da accettare.

Amarsi non significa rassegnarsi o smettere di vedere le criticità. Amarsi è poter scegliere come stare al mondo, è avere abbastanza coraggio da avere opinioni proprie, anche se impopolari, ma che siano allineate ai propri valori.
Significa ascoltare chi sei davvero e accompagnarti, passo dopo passo, verso una vita che ti rispecchia, e ti onora davvero.

4. “Chi ha autostima non ha paura e non ha dubbi”

Questa è forse l’idea più ingannevole, perché crea un modello irraggiungibile.

Una buona autostima non elimina la paura, il dubbio, la fatica, e nemmeno la vulnerabilità.

Quello che cambia è il modo in cui ti tratti quando queste emozioni arrivano.

Una persona con un’autostima più stabile può:

  • provare paura e agire comunque in modo prudente,

  • affrontare un errore senza annientarsi,

  • ricevere un no senza decidere che “non vale niente”.

Se, invece, pensi che “avere autostima” significhi non provare più certe emozioni, succede questo:

  • ogni volta che hai dubbi pensi di essere “insicura”,

  • ogni volta che hai paura pensi di “non essere abbastanza”.

E l’autostima… si abbassa ancora.

Perché questi miti sono così dannosi?

Questi messaggi non sono totalmente falsi:
c’è un’intuizione buona dietro ognuno di loro.

Il problema è che sono parziali.

Se li prendi alla lettera come criterio di misura di te stessa/o, il rischio è di:

  • sentirti in colpa quando non riesci a “pensare positivo”,

  • sentirti un fallimento se non raggiungi certi risultati,

  • sentirti sbagliata se non riesci a “essere te stessa/o” ovunque,

  • sentirti inadeguata/o ogni volta che provi paura o insicurezza.

Così l’autostima diventa:

  • un’etichetta che ti giudica,

  • un miraggio che insegui senza mai sentirti arrivata/o,

  • un motivo in più per colpevolizzarti.

Invece di essere una risorsa che apre possibilità, diventa un giudizio che appesantisce.
Invece di dare spazio e respiro alla crescita, ti stringe in una morsa di inadeguatezza.

E allora… l’autostima cos’è davvero?

A questo punto ti starai chiedendo:

“Ok, ma allora da dove comincio? Se questi miti non funzionano, cosa crea davvero autostima?”

Sei esattamente nel punto giusto.

La risposta, per come la vedo io, non sta nel “fare un lavoro sull’autostima” in sé,
ma nel prendersi cura di tre pilastri interiori che, insieme, costruiscono il tuo senso di valore:

  • la competenza (sentirti capace, non perfetta),

  • la connessione (relazioni che ti nutrono e non ti consumano),

  • l’autonomia (la libertà interiore di scegliere la tua strada).

Ne parlo nel dettaglio nel prossimo articolo, dove ti accompagno dentro la metafora del tempio interiore e dei tre pilastri da cui, giorno dopo giorno, nasce un’autostima più vera, più tua e meno dipendente dall’esterno.

In CRE-Azione, l'autostima è la conseguenza naturale di un percorso consapevole che porta cura e attenzione ai tre pilastri.

Se vuoi iniziare a guardare l’autostima da un’altra prospettiva, ho registrato un video gratuito in cui ti accompagno a scoprire i 3 pilastri che stanno alla base di un’autostima solida e di un senso di realizzazione più profondo, non legato solo al successo esterno.

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